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Illogica del senso #2: Writing on the walls

Il meccanismo di significazione di un testo, anche di ciò che qui si legge, pertiene ad un’organizzazione spaziale del tutto simile a quella di una città: capitoli come centri urbani, capoversi come quartieri, righe come strade, ed infine le lettere come trascurati dettagli anatomici di una città che ingoia l’umano da quando ha iniziato a diventare metropoli, pur incarnando il modello di più rutilante ed efficiente sviluppo che ogni piccola città provinciale è chiamata ad emulare.

Ogni città ha imparato a scaricare sulle persone e sui propri luoghi dell’abbandono le coordinate di frustrazione assimilate in questo processo di eccitata accelerazione: la città con le vene recise sgorga sui muri il malessere con cui l’arte prova a salvarla. Il malessere di una generazione, il malessere di tutte le generazioni, sole ed accomunate da una solitudine che cambia soltanto forma e colore, abbandonate ad una corsa che non possono vincere.

*

“Maybe we, why don’t we
Sit right here for half an hour?
We’ll speak of what a waste I am
And how we missed your beat again

I swear we need to find some comfort in this run down place
To bridge the gap of this conscious state that we live in
And I’m short on time”

*

“I’ve been here before

But always hit the floor

 I’ve spent a lifetime running

 And I always get away

But with you I’m feeling something

That makes me want to stay

Unprepared for this I never shoot to miss

But I feel like a storm is coming If

I’m going to make it through the day

Then there’s no more use in running

This is something I’ve got to face”

*

“I’m writing on the walls,

Temporarily healing,

To escape from the same, sick feeling.

Let me wander, I’ll find my way back again.

At times, it shows,

I hear the words that they say.

No one can ever know

How deep the scars really go.”

*

“Listen, I know it’s been hard
You know, it’s no different for me
We’re less than a zero-sum game now
And baby, we both know that’s not how it’s supposed to be

 

The writing’s on the wall
It seems like forever
Since we had a good day
The writing’s on the wall

 

But I just want to get you high tonight
I just want to see some pleasure in your eyes
Some pleasure in your eyes

And I go too high, and you go too cold then we both fall apart
Then you bring your mind, to rest against mine
But the mind has no say on affairs of the heart

*

7 pensieri su “Illogica del senso #2: Writing on the walls”

      1. In effetti… ritorna il solito discorso del retaggio culturale e del legame con certi autori, con alcune letture. Il resto é “giocato” dallo sguardo che ciascuno di noi ha sul mondo che lo circonda. C’è chi é più realiatica/o e disincantata/o e chi, ancora, é molto sognatore/sognatrice.

        Piace a 1 persona

  1. Rileggendo questa riflessione, scopro dettagli che non avevo colto inizialmente. Sembra “animata” da uno spirito decadente, per cui solo l’arte ci salverà. Nessuna illusione, nessun’altra possibilità!

    Piace a 1 persona

  2. Perché non parlare di tempo e di natura come tematiche “future” (non collegate) ? Rifacendosi un po’ allo stile di “Arboreto selvatico” di Mario Rigoni Stern…

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