animalitas

Karmageddon

Oggi è il compleanno della piccola Ashley, e lei non sta più nella pelle. Ha in mano un pacco regalo molto grande che maneggia con difficoltà. È emozionata, ha un piccolo presentimento, una speranza, un desiderio che sia proprio ciò che ha tanto desiderato. Trattiene a stento l’euforia mentre inizia impacciata a stracciare la carta, fino a quando capisce. È lei: meraviglia delle meraviglie. Non riesce a trattenere l’emozione ed inizia a singhiozzare di felicità, “I can’t breath”: è proprio la Beretta che desiderava tanto. Si disfa degli ultimi lacerti di carta, vuole controllare il contenuto della custodia: il calcio del fucile in noce tinto, perfetto e lucido, la canna scintillante Made in Italy, la seraficità del sarcofago in gommapiuma dove ogni pezzo dell’arma è al suo posto. Continua a singhiozzare, ringraziando mamma e papà, è al settimo cielo. È una giornata perfetta questa giornata. Seduta nei posti dietro del SUV di papà, Ashley ha scoperto di avere finalmente la sua arma: la luce di quel pomeriggio d’estate che filtra dal finestrino le ha inondato il cuore. Ashley è felice.

Più tardi, andando a letto, avrebbe ricordato ancora quella giornata memorabile: e rimirando il soffitto avrebbe anche pensato a quanta voglia avrebbe avuto il giorno dopo di sparare, di inanellare tutte e cinque le lattine di Coca Cola posate sulla staccionata di nonna, di spaventare il gatto del vicino, di sforacchiare sempre nello stesso punto il tronco rugoso dell’albero da dove pendeva l’altalena. Fino a quando, più grande, avrebbe fatto di tutto per diventare come quelle influencer delle quali campeggiano i poster dietro la porta della cameretta. Avrebbe lavorato duro per scolpire nel fisico e nella mente l’abnegazione verso quella passione che papà le stava gia iniziando a trasmettere. Avrebbe imparato anche lei ad armeggiare armi più importanti, avrebbe partecipato ai tornei, ne avrebbe fatto un lavoro. Sarebbe stata anche lei una Most Influencial Female Hunters of North America. (https://wildlifeenthusiast.com/most-influential-female-hunters-in-north-america/)

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Nei sogni di Ashley, anche se lei non lo sa, l’estetica devia dalle sue traiettorie abituali e diventa schizofrenica, tocca ambiti dove il congegnato manicheismo dello stato di veglia implode in sé stesso e consegna icone rinnovate: il rumore adamantino dello sparo è eccitante, il calore delle meccaniche in movimento è puro trasporto teologico. Si può sorridere brandendo la carne sanguinolenta di un animale, si può assumere questo svago esattamente come equivalente agli altri, con la stessa leggerezza di un bicchiere d’acqua si può sentire il peso di quelle membra. Un bicchiere da non bere, ma da scrutare nel suo contenuto candido, una visione trasversale che distingue contenuto e contenitore, vittima agonizzante e carnefice.

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Il sangue è parte della storia umana: veicolo rituale, segno fittizio, umore di impurità femminile. Il cuore che lo irrora è la chiave di ogni coartata simbologia. Si dice che un bambino pianse a dirotto quando scoprì che il cuore, nella sua realtà fattuale, mammifera, differiva da quel semplice ghirigoro bipartito che aveva sempre abbozzato nei propri disegni per mamma e papà. Il cuore è in realtà un pezzo di carne informe e disarmonica,  spietata profondità chirurgica, da uomo a uomo, da mammifero a mammifero.

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Annotazione 2020-03-18 224033

 

noun: buck; plural noun: bucks

1  – the male of some horned animals, especially the fallow deer, roe deer, reindeer, and antelopes.

[…]

ARCHAIC: a fashionable and spirited young man. “the dashing young buck, driving his own equipage”.

 

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La gioia è bambina. Il sorriso è bambino. E non c’è gioia che sia tale se non è condivisa con la propria famiglia: ed è importante che fin da piccoli i figli siano persuasi ai valori del vivere civile, senza forzature, senza impedimenti alla loro dirompente vivacità. Educati ad essere dei bravi cittadini, delle brave donne e dei bravi uomini, i migliori futuri abitanti possibili per questo pianeta.

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Gli esclusivi detentori, in sostanza, della tracotante volontà di assoggettare tutto lo scibile ad ogni loro più superficiale smania di divertimento: la bestia è tale in quanto vittima desoggettivata dall’assenza del linguaggio, in quanto ente disponibile all’uso dell’uomo, al suo compiaciuto divertimento. Il contatto con la natura è tale solo se c’è una preda ove scaricare energia psichica e meccanica; la tempesta di endorfina esorbita nel rinculo del fucile, nel sibilo viperino della freccia.

Ogni stilla di rugiada è piegata a beneficio dell’uomo; ogni volatile, ogni quadrupede, ogni vivente fino alla più microscopica forma di vita strisciante nelle latebre della terra sussiste in quanto oggetto passivo della libera azione dell’homo sapiens. È preda svincolata da ogni necessità di sussistenza: violenza, soltanto violenza, sorridente candida violenza.

Ashley sorriderà, come solo una cacciatrice professionista sa fare: sorriderà soddisfatta posando a lato del cadavere dell’animale che dunque è. Ringrazierà il cielo per quel colpo perfetto. Ma soprattutto, ricorderà quel pomeriggio d’estate di tanti anni prima, l’aria calda che entrava dal finestrino, il calcio perfetto del fucile.

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