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“Il filosofo può avere esperienza dell’eterno, che era per Platone arrheton (‘ineffabile’), e per Aristotele aneu logou (‘senza parola’), e che più tardi fu concettualizzato nel paradossale nunc stans (‘adesso che perdura’), soltanto al di fuori del regno degli affari umani e al di fuori della pluralità degli uomini.” (Hannah Arendt, Vita Activa)

 

Questo spazio virtuale nasce come un lacerato inno alla indefinibilità del pensiero: parola su parola, qui si dà testimonianza della complessità ineffabile di una prospettiva sul rumore di fondo della poiesi artistica. Parola prima della parola, si cerca di approssimare il senso al di là del velo infausto della materia, verso ciò che segretamente allenta e muove le maglie dell’inconscio.

Laboratorio impermanente sulla semiotica dell’arte, esercizio irrichiesto di sublimazione poetica. Non è un blog periodico, né un diario. E’ un collettore incostante e trasversale di efferatezze sopra gli effetti di talune incursioni estetiche. Non ha pretese né inquadramenti stilistici: è niente più che un flusso perpetuo dove ogni itinerario aspira ad una sua intestina autonomia irrelata a qualsiasi contesto.

Questo è uno spazio disarmonico, inquieto, offuscato, sottoposto alla irrefutabile variabilità della materia nell’epoca attuale. Niente più che un evento.

 

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